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La cultura alimentare del Bruzio tra fonti letterarie e documentazione archeologica: alle radici della dieta mediterranea La tradizione letteraria e la cospicua documentazione archeologica, sempre crescente, ci permettono di conoscere ed apprezzare le rinomate tradizioni alimentari proprie dei diversi popoli che si sono avvicendati nel territorio della Calabria antica o meglio, come la chiamavano “li antichi, Bruzio”. Scopo di questo contributo è delineare un quadro articolato delle abitudini alimentari dei greci, dei romani, degli italici, delle genti puniche, fatto che permetterà di delineare il sostanziale rapporto ed il legame esistenti tra la tradizione culinaria antica e quello che oggi definiamo dieta mediterranea. Una dieta ricca di cereali e di verdure, un evidente consumo di olio di oliva, una presenza cospicua, sulle tavole, di pesce e di cacciagione o di carne suina, alimenti particolarmente ricchi di grassi tipo omega3 e quindi con evidenti funzioni benefiche sull’apparato cardiovascolare, un importante consumo ma soprattutto significativi fenomeni di commercializzazione in tutto il Mediterraneo del vino calabrese, costituiscono le basi per riconoscere una solida cultura alimentare, permeata da influenze allogene (per esempio punico-cartaginesi), ma caratterizzata anche da importanti peculiarità endogene, tali da farne un marker dell’identità culturale dell’area calabrese. Le fonti letterarie ma anche la documentazione archeologica e le analisi di tipo scientifico, antropologico e paleobotanico ci permettono di delineare un quadro abbastanza articolato della tradizione alimentare; a queste analisi si è aggiunto un particolare segmento di ricerca, quello relativo alla funzione dei contenitori utilizzati per la conservazione, per la preparazione, la cottura ed il consumo dei cibi (con le conseguenti modalità di preparazione e cottura dei cibi) che restituirà una certa valenza proprio alle antiche tradizioni alimentari. La tradizione alimentare e culinaria in Magna Grecia riveste un ruolo fondamentale, come le varie testimonianze attestano in maniera inequivocabile. Le fonti letterarie non omettono di citare la ricchezza di risorse provenienti da un territorio così fertile come quello calabrese (la pece, il legname, la carne degli allevamenti, soprattutto la caro porcina - di cui sappiamo che i calabresi pagavano alti dazi - il vino, l’olio). Per esempio abbiamo importanti notizie per la colonia di Sibari, ricordata per la tryphé e la mollezza dei costumi, per l’uso smodato di vino (famoso quello di Lagarìa): tanta era la cura per i banchetti, l’attenzione rivolta ai cibi ed alle preparazioni che, secondo la tradizione, nel VI sec. a.C. Smindiride di Sibari si recò alla corte del tiranno di Sicione Clistene con circa mille cuochi al seguito. Anche per il territorio calabrese, come per il resto della Magna Grecia, dobbiamo immaginare un’alimentazione basata prevalentemente sui vegetali, prodotti localmente, soprattutto cereali, legumi e frutta. Di Fabrizio Mollo La Calabria dalla Preistoria al Tardoantico ATTESTAZIONI DI PIATTI DA PESCE DALLA CALABRIA: ALCUNE RIFLESSIONI TRA PRODUZIONE ED ICONOGRAFIA |
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